I libri di Rocco Pollina

Copertina del libro Il XXI Mistero  copertina del libro Madre Mediterranea  copertina del libro Le teste di Cozzo

Ripubblicati da Vanda.epublishing


Scaricabili da

 ebookrepublic

  amazon

mazy

ultima books

books university

un libro per amico

libreria ebook

libreria universitaria

libreria teologica

euronics

Scrivete la vostra recensione su questi siti (dove possibile)

Date il vostro like sulla pagina Facebook
dell'agenzia XXI Mistero


Recensioni alle edizioni precedenti
ma validissime anche per le riedizioni recenti



Il XXI Mistero

romanzo breve

sullo sfondo della processione dei Misteri per il Venerdì Santo a Trapani

Pubblicato nel mese di marzo 2008
  da Coppola Editore

Recensione di Anna Vassallo
pubblicata sulla rivista
Monitor


Ci sono storie che nella loro semplicità nascondono percorsi alternativi nella mente di chi le legge. Si tratta di quelle storie che rievocano pensieri, ricordi, come quegli odori che rimandano ad esperienze passate, sepolte nella memoria ed in cerca di quel particolare dettaglio per rivivere ancora. E nonostante tutto sono quelle storie che mantengono una propria originalità, nel genere e nell'espressione.
Rocco Pollina, musicista trapanese ed insegnante di lingua e letteratura inglese a Milano, nel suo primo racconto sceglie di narrare una storia dai connotati a tratti polizieschi che si insinua con molta discrezione tra gli angusti anfratti delle remote conoscenze riguardanti confraternite religiose, numerologia mistica e devozione chierica.
La storia coinvolge i trapanesi, cioè coloro che sono legati alle tradizioni e alle origini della città di Trapani ma anche quanti che trapanesi ci diventano dopo essere passati da queste parti e avere, perché no, assistito alla infinita processione dei Misteri del Venerdì Santo che straripa, con eccezionale cadenza ogni anno, dai vincoli temporali. Se provo a chiedere in giro quale è il dettaglio che meglio rappresenta Trapani nello spazio, e forse anche nel tempo, buona parte sarà concorde nel piazzare al primo posto di questa classifica la tradizionale processione della nostra Settimana Santa. Il XXI mistero è dunque il titolo di questo intrigo storico che mette insieme elementi tanto semplici quanto efficaci, si tratterà di scoprire cosa si nasconde dietro la processione dei Misteri e se la definizione di Misteri altro non sia che qualcosa legato effettivamente ad una sorta di scomparsa che tutt'oggi riecheggia tra le varie credenze popolari.
Allora andiamo con ordine. Il XXI mistero è un racconto intrigante che tenta di fare luce su un cosiddetto mistero legato alla processione dei Misteri di Trapani. I personaggi sono costruiti con accuratezza e, come spesso accade anche nella realtà del quotidiano, è quello più genuino che dà sostanza all'intera struttura perché un po'si riferisce ad ognuno di noi che è cittadino della propria terra e da cui si lascia vivere ogni giorno e che aspetta con ansia ogni anno che si ripeta il lento procedere di questa infinita processione di devoti nonostante tutto, nonostante le promesse non mantenute e le speranze disilluse di potere dare qualcosa in più a questa manifestazione religiosa, nonostante la speranza di ricevere qualcosa in più, forse, dalla stessa manifestazione. I riferimenti storici tra l'altro sono autentici, frutto di appassionate ricerche che fanno così particolare queste ventiquattro ore che si snodano tra i vicoli della città nonché tra quelli della nostra storia locale.
Ecco Rocco Pollina al suo primo racconto, Il XXI mistero, Coppola editore, che aggiunge atmosfera alla celebrazione dei riti della Settimana Santa trapanese.


locandina




Madre Mediterranea
romanzo in tre templi

ambientato a Erice, Segesta e Selinunte

map

Pubblicato nel mese di Luglio 2009
per Coppola Editore

locandina Madre Mediterranea

Recensione di
Donatella Scaparra

In Madre Mediterranea, romanzo in tre templi Rocco Pollina ripropone gli stessi personaggi del suo primo romanzo: Il XXI Mistero. Ciccio Bellezza, detto Africa, il professore Peppe Rallo, la nipote Elsa Fachìn e il tenente dei carabinieri Nicola Sammartano sono un affiatato quartetto di amici coinvolti, a vario titolo, in vicende losche di cui riescono a dipanare gli intrighi improvvisandosi investigatori (tutti, tranne il tenente Sammartano, l’unico ad averne il titolo legale).
La vera protagonista, però, oltre al quartetto di investigatori, è la Grande Madre mediterranea, la misteriosa dea che con diversi nomi è venerata da tempo immemorabile lungo le coste trapanesi e, in generale, nei paesi del Mediterraneo.
I templi di Erice, Segesta e Selinunte sono più che un semplice sfondo: la qualità dell’energia dei luoghi sembra infondersi anche agli eventi che lì si svolgono. Ecco che nella prima parte del romanzo, Il monte di Venere, quasi a voler riprendere l’antica tradizione della prostituzione sacra dedicata alla Venere ericina, un gruppo di criminali tenta di impiantare un’industria di film pornografici.
Traffici ambigui si svolgono all’ombra del tempio di Segesta, e precisamente sull’altura detta Pianto Romano, la stessa sulla quale si svolse una delle più famose e controverse battaglie del Risorgimento.
Vuccuzza di rosa affronta il tema scabroso della pedofilia ed è ambientata a Selinunte, luogo particolarmente amato dall’autore per le sue spiagge e i suoi templi.
Altro non è opportuno svelare per non togliere il gusto della lettura e della scoperta dei sottili collegamenti tra gli avvenimenti narrati, con un linguaggio vicino ai cunti di Giufà, e il tema unificante di questo romanzo che comincia e finisce sulle sponde del Mediterraneo, madre della nostra civiltà. 




Dall'introduzione di Rocco Pollina a Madre Mediterranea

Non sono un poeta e neanche uno scrittore. A stento potrei definirmi come un musicista autodidatta con il vizio della poesia. Probabilmente sono solo un uomo curioso che ama sperimentare diversi linguaggi dal video alla letteratura, insieme a quella forma d’arte che utilizzo ed esploro da trentanni: la musica popolare. Per questo motivo non mi offenderò se direte che non so scrivere gialli. Forse me la prenderei maggiormente se diceste che la mia musica non vale niente. Forse. Però anche in questo malaugurato caso non ne sarei stupito. Non sono il chitarrista più veloce del west, né la mia voce è limpida come quella ben impostata dei cantanti lirici o, peggio ancora, ruffiana come quella dei cantanti sanremesi. Ma ve lo immaginate un carrettiere che canta come il compianto Pavarotti o il figo Biagio Antonacci? Ecco, nello stesso modo le mie storie sono cunti siciliani come quelli di Giufà. Non sono commensurabili alla letteratura alta che popola i vostri scaffali. Magari non meritano nemmeno di arrivarvi e in fondo, com’è noto, i cunti siciliani non affollano le librerie dei colti intellettuali e neanche quelle della gente comune. Avete mai sentito una storia di Giufà? Ce n’è una in cui c’è una banda di ladri che si è nascosta in una caverna a spartirsi il bottino. Giufà passa casualmente da lì vicino e gli scappa da pisciare. Allora si mette dietro un albero e comincia a innaffiare un angolo di terra. La pisciata è abbondante e i rivoli cominciano ad andare in diverse direzioni. Allora Giufà comincia a dire a voce alta e con tono perentorio: - Tu vai di là! Tu invece prendi di qua! – e visto che i rivoli sono molti il giochino dura un bel po’. I ladri nella caverna sentono tutto quanto e si lasciano prendere dal panico: - Picciotti, - esclama il capo – arrivaru li carrabinera! Minchia quanti sunnu! Prestu, amuninni! – e così dicendo scappano via lasciando il loro tesoro. Giufà li vede uscire di corsa dalla caverna, e allora, incuriosito, entra dentro e vi trova il bottino abbandonato nella fuga. Non so quanti uomini, donne e bambini, siciliani e non, da quasi un secolo si sono divertiti ad ascoltare, ma sono certo anche a narrare, questa storia, stu cuntu. Non credo che si siano posti il problema della verosimiglianza degli eventi o della coerenza dei contenuti. Se la sono goduta e basta. Ecco, fate lo stesso con le mie storie, se vi piacciono. Oppure, in caso contrario, perdonatemi se vi ho fatto perdere un po’ del vostro tempo. Il mio, vi assicuro, è trascorso piacevolmente.



Recensione di Anna Vassallo
pubblicata sulla rivista
Monitor

10 luglio 2009

Piccoli crimini da gustare

(http://www.monitortp.it/news/colazione-da-tiffany/0509-piccoli-crimini-da-gustare.html)

Si dice che la scrittura sia una forma d'arte assolutamente istintiva per noi esseri umani e che rispecchi un bisogno essenziale quale quello di comunicare, sotto forma di segno grafico dal senso più o meno estetico, il personale modo di interpretare la vita. Ecco perché a volte non importa che ciò che si sta scarabocchiato su un foglio qualsiasi risulti complicato, laborioso quanto piuttosto semplice e sequenziale: scrivere è prima di tutto un atto personale che diventa “per” soltanto in una seconda fase.
La questione eccezionale consiste nel fatto che spesso ciò che si produce per se stessi in realtà merita di essere condiviso per la sua inaspettata gradevolezza e, in questo modo, si assolve a due bisogni creativi propriamente fini a se stessi ma assolutamente indispensabili: scrivere ed assorbire la scrittura. L'eccezione consiste nella differenza con cui più diffusamente si esercitano questi modi di agire: scrivere non per insegnare ed assorbire non per imparare; piuttosto scrivere e leggere per il puro piacere di farlo.
Questo potrà impiegarci diverse ore del nostro tempo, o forse pochissimo, ma alla fine conterà la sensazione di leggerezza che la nostra mente avrà colto in modo sano e divertente, a volte sognando, a volte ridendo, a volte sbuffando, chissà…

Dal 23 luglio potrà essere a disposizione di coloro che hanno apprezzato il primo lavoro narrativo di Rocco Pollina (Il XXI Mistero, Coppola editore), o che al contrario lo incontreranno solo adesso inciampandovi per caso magari, il suo secondo romanzo, Madre Mediterranea - romanzo in tre templi, edito nuovamente da Coppola. Già, il musicista trapanese ci prova di nuovo e pare non si perda d'animo… bene, perché ritrovarlo ancora una volta sui banconi delle librerie fa piacere e lo si porta in casa altrettanto piacevolmente.
I personaggi sono gli stessi conosciuti nel capitolo precedente, la struttura narrativa è molto simile a quella sperimentata, ovvero diretta ed efficace, e la trama è lineare quanto basta per creare un intrigo dal risvolto non affatto scontato: tutti ingredienti di una ricetta semplice ma non banale predisposta per essere gustata prima di tutto dal cuoco, che solo per modestia non si fa chiamare chef, quindi dagli invitati la cui soddisfazione è visibile dall'ardore con cui consumano il piatto.

In più, i retroscena, con tanti dettagli che erano difficili da immaginare ne Il XXI Mistero: i personaggi prendono colore, ognuno assume diverse sfumature che risultano più evidenti a seconda del punto di osservazione, la psicologia diventa più sottile, nuovi e inaspettati particolari arricchiscono le vite dei quattro amici e tuttavia la narrazione non perde il connotato più importante che è la scorrevolezza. Niente pretese, insomma, non un grande intrigo internazionale, piuttosto crimini, più o meno rilevanti, riferiti ai piccoli confini della provincia di Trapani risolti dalla mente del tenente Nicola Sammartano che si avvale della collaborazione di tre amici, Peppe Rallo, Elsa e Ciccio detto Africa, nelle vesti di poliziotti in borghese: non un invito alle indagini fai da te certamente ma un modo divertente e poco convenzionale per arrivare a certe notizie, a certi agganci difficili da recuperare altrimenti.
Le vite dei quattro personaggi si svelano nel corso dell'intero romanzo suddiviso tuttavia in tre templi, appunto, fino a ritrovarsi inaspettatamente quanto piacevolmente cullati dalle braccia di un insolito cantante di musica popolare dalla pelle talmente scura da sembrare magrebino o proiettati indietro nel tempo fino alle sospette vicende legate a Garibaldi e al suo sbarco in Sicilia o ancora tormentati dai disagi che il dovere civico comporta e, a suo modo, ognuno riassume certi aspetti della sicilianità che ci appartiene. Da tutto questo e da tanti piccoli particolari si intuisce il rispetto e forse un po' la nostalgia per luoghi cari che in molti riconosceranno come i propri fino a volte a sentirne sul palato i sapori e sulla pelle le tracce che questa terra lascia indelebili, a cominciare dal titolo che riporta a suggestioni e miti antichi, tutt'oggi più che vivi in leggende in odor di spiriti e dei, per finire alla crema delle famose genovesi ericine e, non ultimo, al tramonto in bilico tra due mari.

Madre Mediterranea - romanzo in tre templi: da gustare all'ombra di un pino.

Editoriale Monitor s.r.l.
Via Bartolomeo Apì, 6/10 - 91100 - Trapani (TP)




Le teste di Cozzo
romanzo breve

ispirato alla figura storica del brigante Pietro Marino, detto Pietro Cozzo, tagliatore di teste



copertina teste di Cozzo
 Pubblicato nel mese di Luglio 2011
per Coppola Editore


Nella nuova avventura di Nicola Sammartano, Peppe Rallo, Ciccio Africa ed Elsa Fachin si intrecciano avvenimenti contemporanei e “lu cuntu” del brigante marsalese Pietro Cozzo. La sua storia, così come narrata in questo libro, risulta essere opera di quasi totale invenzione. Una parte delle vicende del feroce brigante Pietro Marino, detto Pietro Cozzo, mi è stata narrata brevemente dal professor Giovanni Alagna durante alcune chiacchiere conviviali e di scarso valore accademico. Al di là dell’opera di fantasia ispirata alle parole dal mio amico storico marsalese, il brigante tagliatore di teste è realmente esistito. Chi volesse consultare gli atti del processo che lo condannò alla decapitazione può farlo presso la biblioteca Fardelliana di Trapani. La sua condanna, però, avvenne subito dopo l’impresa dei mille e l’unità d’Italia.

Al contrario, qui, la sua morte è vista in un contesto temporale leggermente anticipato, al fine di farlo incontrare con il patriota Michele Fardella, che combatté nella battaglia di Calatafimi, e che fu effettivamente rinchiuso, tra il 1849 e il 1860, in quello che allora era il carcere della Colombaia.

(Rocco Pollina)


ghigliottina



Recensione di Giovanni Alagna sulle opere di Rocco Pollina
Ciccio Bellezza, detto Africa, il professore Peppe Rallo, la nipote Elsa Fachìn e il tenente dei carabinieri Nicola Sammartano, personaggi nati dalla fantasia di Rocco Pollina, formano un affiatato quartetto di investigatori che da Trapani estende la propria azione all’intera provincia alla ricerca e allo smascheramento di criminali. I nostri eroi sono gli ultimi nati, ma sicuramente degni di diventare famosi, di una lunga serie di investigatori che il genere “romanzo giallo” ha prodotto nel corso della sua esistenza. Essi si muovono in un ambiente, qual è quello trapanese, eccezionalmente ricco di tradizioni e memorie storiche nell’ambito delle quali si svolgono i fatti criminosi che i nostri personaggi riescono a scoprire. Tutti, ma in modo particolare il professore Rallo, sono amanti, e non platonici, della buona cucina siciliana. In questa passione per la gastronomia il nostro professore è sicuramente in buona compagnia, potendo contare su precedenti illustri di altri investigatori.
Comune ai tre libri, oltre al quartetto di protagonisti, è l’inserimento di stralci di documenti relativi alla storia e alle tradizioni locali.
Caratteristica delle opere di Rocco Pollina è anche una postfazione nella quale l’autore, adottando la tecnica tipica dello scrittore onnisciente ottocentesco, si preoccupa di farci conoscere il seguito dei fatti narrati. Ma mentre nel corpo della narrazione l’happy ending è garantito dal trionfo della giustizia, le postfazioni tradiscono una visione del mondo più pessimistica e sconfortata. Nel futuro non contenuto nel singolo libro gli uomini non solo non pagano per le loro responsabilità, ma spesso spregiudicatamente approfittano della posizione in cui si sono venuti a trovare.
I piccoli intrecci ben congegnati, più vicini ai cunti di Giufà e alle favole siciliane che ai classici del giallo, la cura con cui sono delineati i protagonisti e le ambientazioni, rivelano la nascita di uno scrittore originale da cui ci attendiamo che racconti ancora molte altre storie, o storie altre, ai margini di una Storia con la esse maiuscola.





 

Rocco Pollina